Un boccata d'aria fresca

 E' martedì. L'idea di svegliarmi, mettermi in auto per andare a scuola mi rilassa. Varcare il cancello della scuola è proprio come respirare una boccata di aria fresca, come ricevere pillole di normalità in una situazione che di normale ha ben poco. Varcare quel cancello, vedere i bambini felici, che indossano le loro buffe mascherine e sorridono con gli occhi, è la cosa migliore del mondo. E' vero andare a scuola in questo periodo non è facile, non è facile spiegare a dei bambini di prima elementare che devono tenere sempre la mascherina, non è facile spiegare ai ragazzi di prima media che non possono sedersi tutti allo stesso tavolo per fare i compiti, che è meglio mantenere le distanze. E' tutto strano, è tutto diverso dallo scorso anno, dallo scorso ottobre precisamente quando eravamo solo tante classi spensierate che pensavano alla festa di halloween, alle vacanze, a come sarebbe stata la neve quest'anno, a quando apriranno le piste da sci. Era tutto normale, tutto nella norma fino a quando una domenica PUFF. 

Sei seduto sul divano di casa, guardando il tg e (proprio bene non me lo ricordo neanche io), forse non ero neanche seduta sul divano di casa, forse stavo guidando perchè stavamo tornando dal week end nella casa in montagna. Non lo so, non me lo ricordo, o non voglio ricordarlo. Mi ricordo solo che da un momento all'altro mi sono ritrovata al telefono come mezzo mondo per organizzare chiusure di associazioni, lezioni a distanza, ricevere mail dalla scuola e... No, lunedì non avrebbe riaperto niente, no lunedì saremmo stati tutti barricati in casa per 15 giorni, sì perchè il primo decreto parlava di uno sforzo di 15 giorni, che poi sono diventati 30, 45 e alla fine il tempo è passato non so neanche io come fino a fine maggio quando finalmente ho potuto salire sulla mia auto (non la uso da mesi!!), imboccare l'autostrada e viaggiare fino in montagna. Sì, lì sì che mi sono sentita nuovamente libera, non che non lo fossi durante il lockdown, capiamoci. Sono una di quelle poche privilegiate che avevano un terrazzo, un giardino, una casa grande dove poter fare sport all'aperto, giocare con la mia puffa, divertirmi, mangiare pizza, correre e saltare. Però era diverso, era strano, era surreale.

Sono stati mesi difficili, non perchè non potevo uscire di casa, quello era il meno, anzi, ma non potevo andare a trovare mia mamma perchè abita a 6 km di distanza da me, una distanza che di solito percorro anche in bicicletta d'estate, ma perchè stavamo tutti lottando contro qualcosa di nuovo, di sconosciuto. 

E va beh, tornando al nostro martedì, andare a scuola è come tornare alla anormalità e finchè sarà così sarà bellissimo!


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